di un giorno comune (poesie)

Su come è nato questo libro

Viaggiavo Europa con animo inquieto e curioso. Cercavo le ragioni di me stessso, e le ragioni di un essere umano che continuavo ad amare, ed ammirare nonostante tutto. Vedevo un crocevia al termine di un era, attorno segni inequivocabili e l’uomo li, immobile, persa ogni ragione dello spirito, stringere nelle mani strumenti bastanti a commettere genocidio di se stesso.
Guardavo e scrivevo, parlavo, rendendomi conto che i termini della mia inquietudine erano termini di un’inquietudine e di un sentimento generale, percezione del limite estremo degli eventi. Era necessario tornare a chiadermi a chiederci, a scegliere chi siamo, chi vogliamo essere. Dal dubbio, tentando un momento rischiaratore, l’essere umano e il suo mondo divenivano canto, richiesta appassionata.
Non cercavo una verità assoluta. Muovendo dall’esperienza di una vita comune tracciavo passi di un dialogo che aveva il valore di un azione, concreta, nella realtà del mio temp. Ripensarci. L’ampiezza di poesia non può chiudersi nei margini di una definizione, eppure uno dei suoi volti è, in questo senso, politico, ma di una società più grande dei confini di stato.
Il lettore cui parlavo era tutti, e io stesso. Modulavo il mio linguaggio nel silenzio delle biblioteche, leggendo con devozione i maestri. Camminavo le strade, sedevo nei bar, ascoltavo la mia gente nelle panetterie, negli uffici postali, nelle stazioni, inseguivo la lingua nella sua vita quotidiana, cercando ritrovare un suono puro, oltre l’artificio di massa e cultura, un suono che toccasse direttamente le cose. Cercavo la mia voce, il mio canto, il mio modo di far cantare l’Italiano. A spingermi era una necessità pressante di chiarezza, di dire, aldilà dell’ombra.
La musica, di cui vivevo, dava alla poesia una più profonda coscenza del ritmo. Vedevo linee di una partitura musicale nei versi, spazi bianchi e punteggiatura acquisivano valore metrico, scrivevo come fosse una danza cercando di salvare nello scritto la ricchezza cromatica del parlato.
Erano anni di ricerca ardente in cui saggiavo me stesso e le possibilità della lingua nel fuoco del vissuto, nel suo essere realtà, vita, creazione.
Dieci anni dopo terminavo “, di un giorno comune”, una lenta caduta nell´abisso dell’anima e della storia, un tentativo estremo di capire me stesso, il mio tempo i miei simili, l’individuo e l´uomo storico oltre l´individualità, l´uomo come specie animale, l´uomo che crea ama distrugge inventa, l´uomo libero il meschino lo schiavo, l´uomo della guerra e del canto, l´oro e il sangue delle nostre mani.

L’Autore, Hania  4 Marzo 2012


“… La natura limitata degli astri è contenuta entro le leggi da me prescritte. Tu te la determinerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà io ti consegnai. Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché da te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto.”

Pico della Mirandola, Discorso sulla dignità dell’Uomo


MEMORIA DELLA CARNE

il tempo cade attraverso le ere
guardo il passato nella mia carne:
addormentato nella terra
l’equilibrio del cosmo dispone i pezzi,
gioco vuole che vita sorga
da un pianeta che bruciava come stella:
eternità è il tempo
un miliardo di anni è nessun senso umano
eppure sono io, ancora carne
memoria del primo palpito
vita che nasce in un ventre d’acqua
il mare racchiuso nel ventre di mia madre
io. qui. adesso.
tu, leggendo
nascendo dalla stessa acqua:
l’eterno è adesso


SOLE

quanto brucia quel Fuoco
s’ogn’ardere di stella
ogni sole. sorto a rompere la notte
è solo frammento?


LUOGHI

una pioggia di fredde stelle

è cielo,     , dilaga

la notte oltre i confini del mondo

,silenzio

,sospeso

, nello spazio

luogo precluso al giorno
, origine
della mia bocca
nostalgia di memorie annegate negli anni
oggi,     ancora un volta più vecchio.

,    la notte sommerge le case

, la realtà ha confini lontani


E PIANETI

cado,

dentro me annego
nell’acqua della pelle cado,    al cuore della carne
dove segrete cellule propagano
il mio corpo che si rinnova
, silenziosamente nelle ore
l’oblio della mia nascita

i giorni dell’uomo e delle bestie,

la vita. improvvisa dalle acque:
era qualcosa già vivo nella terra nel suo fuoco
nel freddo acceso dalle stelle
dove la materia nasceva un ordine già scritto
, è mistero nel buio, oltre le nuvole
quando l’orizzonte è limpido
e la notte svela
il volto vero del cielo


MOVIMENTO
Firenze, Ponte delle Grazie, camminando

il ponte lancia urla di pietra, congiunge riva e riva
lontano vicino
tutto è movimento volume
continuo precipitare d’orizzonti e case correnti e rive
la realtà è solida
unica, eterna sorge
nei miei passi conficcati alla strada
dolcezza inquieta d’Oltrarno
quando Firenze non morde
ombre nascono dal marmo
figure sognanti
satiri danzanti ai piedi di un dio marino:
il mondo attorno dilata
un meridiana apre, tra le case
l’orizzonte come un fondo scuro lontano
pieno di cielo,più sospeso,pieno di spazio
direzioni di uno stesso lungo movimento
stesso continuo precipitare
continuo perdersi attraverso
oltredentro se stessa
palpitano abissi, sfere
dimensioni che schiudono nell’altra la terra che calpesto
attorno come un lampo
lo spazio delle stelle continua la sua giostra
c’è spazio, chiuso nello spazio
spazio circonda spazio
e non è confine o punto di sutura
nella materia materia, emerge
energia in forme
come un dio cade in se stessa continuamente cercandosi


PRESENTE
Adam,  20 Maggio 09

. di colpo capisco. guardandomi attorno
sospeso nella gravità. nel vuoto
il mondo non poggia su pilastri
batto sentieri
come senza sostanza scorro
nel tempo fulmineo
come contratto di qui. è adesso.
sprofondo nelle stagioni infinite del mondo
la terra, gira silenziosa
frutta matura cade
inverno. pioggia. semaforo rosso
ombrelli, gente che passa è un giorno comune
: come cantando
in un mare di gravità estrema
in una notte più grande
stelle accadono illuminando regioni di spazio
giorni distrutti, incessanti
cadono a picco
i miei anni come fulmini.
la realtà è travolgere continuo
continuo enorme sconfinato correre
precipitare di cose, pesanti d’infinito
come un seme continuamente aperto
continuamente divenire presente
io.qui.adesso.


PASSATO

.        bruci
non c’è modo per trattenerti
memoria è confuso agitare di limbi
scompare in lontanza
la voce di un morente eclissa verso se stesso
fioco, sempre,     più fioco allontanare nel buio
echeggiare oltre la soglia
essere, costante essere
presenza inascoltata
scomparsa, dagli occhi            ,
passato è, è stato luogo
ancora sostanza, inconoscibile
alla mia mente dove futuro è destino di morte
luogotempo precluso
accaduto già, lontano
quando è

.


CON LA MORTE NEGLI OCCHI

?
, non ho paura della morte
ma questo lento oblio,
già cominciato e scritto, nel corpo
preservo memorie, come la pelle il segreto degli odori
è l’oscuro protrarsi di ansie biologiche
alchimie, del codice scritto nella carne
senza che possa leggervi
. resti di verita che basti alla certezza:
oltre me stesso è il tempo supera
, l’attimo di io ed è eterno:
spirito è memoria di momenti
cade a istanti sotto colpi precisi
nel tempo implacabile
la sua folle macina
l’unica mia vita d’uomo.
è oblio        ,
come cadere nel vuoto degli occhi
tornando a me stesso quiete
oltre la presenza
oltre la certezza di io


ISTANTE MEDIANO

… è quando vuoto e spazio raggiungono un punto d’equilibrio
regione mediana, non dominata
dove le forze spingono follie della stessa misura
luogomomento di passaggio
dove rivelano il loro segreto
puntomomento immobile
dovequando afferrare l’origine del cambiamento
il passaggio dove sfugge l’eterno
quando la notte crolla nel sole
e morte è nome alla paura di un momento
un corpo muore nascendo qualcosa


RICORDO MILLENARIO

il mondo esisteva senza nomi
realtà di un solo linguaggio:

essere


BOCCA NUDA

:

il silenzio di questa
, notte muta dilaga
non è traccia d’uomo
tu nei sei attesa
qui, dove ti sogno immobile
assorto
ascolti

, palpitano stelle tranquillità, immensa d’infinire
accorta di silenzi e fruscii
canta la terra quiete e mistero
solleva il sogno delle ere    ,
frantuma il tempo, chiuso, nella scorza dei giorni
l´ansia, sotterranea di radici, è notte
umida di stelle
corpi nudi immersi tra le foglie
pelle appena nata, pura, fresca
mai avevano toccato carne umana:
breve un brivido esplora
l’ampiezza della notte tesa
corposo, come goccia raccoglie
l’aria cadendo nell’acqua dello spirito:
improvvise una voce, dalla carne una parola
: la bocca frantuma l’istinto nell’abisso della storia:

da quel primo suono
da millenni di falò accessi nella notte
la lingua risale ere e stagioni, a ritroso traccia
migrazioni all’estremo delle terre
bocca dopo bocca calore dopo calore fuoco dopo fuoco
cresce
ricreando continua se stessa
di quell´unica sola traccia
in ogni grido d’odio
ogni bruciante parola d’amore
ogni affermare con certezza vivo!
ogni volta in cui la parola ha ribadito la scelta ad essere
la catena di morti sacrifici violenze ideali di stato
sogni di scolpire il destino in un gesto di certezza
il senso arcano della leggenda:
parole.
dietro c’è qualcosa
una gioia inquietante
un peso millenario
una forza che apre la bocca e spinge
frammenti d’eterno in ogni parola
qualcosa che palpita suoni segreti
di lingue straniere nei millenni
qualcosa, come di fondamenta che affondano nella notte
qualcosa alle spalle di
verità nere menzogne illuminazioni dolore speranza
. vite d’uomini


TRADIZIONE

uomini divisero il pasto nel fuoco della caverna


BELVE

sia ciò che sia farò quel che sono

CONOSCENZA

. portavano sulle labbra l’ultimo bacio dell’Eden
quando il dolore era qualcosa dolce
un corpo che muore
chiudendo gli occhi senza domande:
la mela è stata colta da uomini
che non erano leggenda
costretta da necessità implacabili
l’umanità, bambina ancora per poco
urla la scoperta orrenda del dio
incubo dell’animale che cessa d’essere bestia
e chiede tremando di se stesso, dei suoi giorni
condannato a bramare eternità che non gli apparterranno.
ha termine ha speranza la paura
quando s’aprono vie celesti
orizzonti dove la mente è smarrire a picco sulla vertigine dell’eterno?
avvinto alla stessa paura
tento un appiglio oltre i limiti del sapere.
l’anima sprofonda in panico.
la ragione s’arresta.
la contemplazione brucia l’inferno della mia piccolezza


LIMITE

colse la mela dall’albero
traccia il segno
pose il limite sul ventre del dio:
adesso! ogni misura è impossibile


TELEGIORNALE
12 Febbraio 2007 Firenze

è notte
Firenze
la galleria sogna, correndo sull’Arno suono
percussioni d’altre terre
io vengo da altre terre
la pelle palpita ritmie nei marmi
mossi da un oscura realtà oltre il pallore della pietra
sogno e insieme con musiche rubate al tempo
simboli che raccontano di una lunga, vecchissima storia
ma la notizia oscura di morti disseminate
di un orrore celato oltre il cancello
l’orrore puro del bambino nel buio del sottoscala:
il reattore è ancora li
armi uccidono da qualche parte
tutto è una massa che sbanda
, prima dell’ultimo.
, lunghissimo crollo


BURATTINAIO

ride, dormivo nell’oscurità latente la vostra memoria.

allattato da stagioni selvagge
nell’alba segreta d’un giorno terrestre
l’uomo pronunciava
all’ombra del mondo sillabe segrete:
lui era loro accanto, osservando aspettando
quando, nel buio arcano delle caverne
ancora uomini, di bellezza animale,
tracciavano segni d’un linguaggio nuovo:
prende forma in quest’ora solitaria
dalle manie dalle paure
dalla perdita volontaria della coscenza,
dal tortuoso ascendere della conoscenza
smisurata, oltre l’istinto delle bestie.
s’è compiaciuto quando il branco rompeva il limiti del bosco
creando regni stati
forme maniacali di un potere sfuggito al controllo della caccia.
ha seduto al centro dei circoli
nelle sale desolate dei templi
di tribunali chiese moschee
si circonda di nomi leggi rituali
ha scritto libri di falso sapere assoluto:
è la voce di dei sovrani maestri, impartendo nelle menti parole di fuoco:
spalanca la bocca, di colpo
enorme idiota ridendo come pioggia
sovrasta le metropoli
muove piccoli uomini cechi
lo vedi mordere i nostri cuori come chicchi d’uva
assaporare l’isteria
. ridere.
e d’un estasi dannata
spingerli al massacro


AGRICOLTORE O UOMO NUOVO

cura quello che cresce
immerge la terra del gesto
che scava il mistero del frutto:
inclina se stesso al mondo ed è
scandire il tempo della semina
lungo il corso della luna
naufrago, nel palpito segreto
delle stelle assorto
al moto delle stagioni
tende un arco tra vita e vita
unisce

l’estremo della pelle

s’inabissa nel sogno di creature e corpi

sommerge

nel movimento della terra

apre

al soffio della vita,

canta crescere, accudire


EDEN RISORSA

notte distesa sulle terre
luna sogno di latte oltre le colline
e Firenze che non dorme
motori, luce inutile a tagliare le strade:
sono di un ordine antico
fatto di terra e pioggia
ma vivo d´alterazione
godo il rovescio
uomo sull’altare di stesso
ora che tutto crolla sulla mia specie
esecutrice spietata della condanna
. vivo da vittima:
Eden era l’ultimo istante della terra
quando mezzi più forti del corpo
le scelsero un nome nuovo


UOMO E PADRONE

,
in bocca.

droghe odore di ospedali psicoterapia malato
. il cervello oscilla,, alterato da sostanze. è l´aria
pensieri frantumano direzioni
l’immaginazione gelata nel continuo ricorrere di possibilità
,     storie che racconto a me stesso
quando solo, rannicchiato nel buio della mente
per calmarmi, non rimanere in silenzio
non vedere l’urlo che mi ghiaccia da dentro
. ho sapore d’artificio riprodotto. maniacalmentefilmato
in giorni estratti dal tempo, come rompendosi
attorciglia un garbuglio più intricato
confonde memoria, virtuale sogno realtà
niente è più mio
nella metropoli incessante
sensi indifesi, creano di spiriti avvelenati
in ginocchio, sull’asfalto
, osservo la mia carne covare incubi
la terra,  morirmi negli occhi
,
. dovevamo permetterci un mondo più puro
sono mostri della mente, economia nazioni
il progresso che ci sta ammazzando,
nascevano nell´ora meschina dell´uomo
ridendo, urlando,
figure di imperatori
sacerdoti presidenti generali
le brame occulte nell’ominide
hanno sopraffatto il capo branco
il potere prende vita nel cervello
domina la nostra razza
ancora bambina, già condannata
l’uomo diventa signore e schiavo
il branco stati,
mostro
immagini sorridenti al televisore
, cimitero disperato dei centri commerciali.
l’uomo ha un padrone
il padrone sono i suoi incubi le sue manie
le sue stesse paure
il nostro meschino sottrarsi


ZANNE
20 Giungo 2010

non c’è purezza umana
tutto è istinto bestialità
bianca voglia di sangue
e zanne
enormi
fuori controllo
come guerre.
come centrali nucleari


PARADISO PERDUTO
Roma, 17 Settembre 2007  Basilica Julia

Adamo spezza il divieto
l’uomo travolge se stesso
la mela marca il distacco dalla terra
c’erano bestie. limpide.
purezza violenza animale
l’intelletto rompe l’equilibrio
l’istinto caricandolo di demoni
crea fantasmi dio ossessione paura
la brama di dominio rompe i lacci
la tutela violenta del branco è pervertita nell’orrore dell’impero
l’uomo è condannato al terrore da nuove,
disperate domande.
la cacciata è scelta d’esilio
la strada da percorrere tentava, troppo
nessuno immaginava l’abisso del nostro nuovo
, nero millennio
il cacciatore diventa assassino
la guerra esplode
l’uomo immola se stesso all’altare dei fantasmi:
la storia sembra pronunciare d’un antica arcana ossessiva maledizione
che dall’oscurità prende forma nel nostro lento suicido:
oggi sono giorni d’incubo
forse una nuova era, attende dare senso all’orrore della storia
ma solo di oggi sono certo
del terrore
della follia sono certo:
le colonne bianche spaccano il cielo gioiose:
cosa vuole l’uomo?
tu lo sai Roma? lo ricordi?
essere il dio che ha sempre sognato inventato dipinto
reso corpo statue croci moschee?
immortalità?
libertà?
onnipotenza?
cosa nasconde la mia carne?
cosa nascondono le tue pietre?
quale il senso nel progresso?
quale il prezzo?
l’inferno che apre nel nuovo millennio
l’inferno che sorge come l’orrore di una profezia
tutto brucia,
città stati mondi
economia e guerra. distruzione.
ora solo sbarre
solo sbarre crescono nei giardini del nostro nuovo Eden


PROGRESSO

cantare spensierati il nostro tempo
questo chiedevamo
noi, nuovissimi vecchi
che abbiamo visto l’orrore travolgere il novecento
e la massa ingoiare l’uomo
nella lussuria di nuovi
, inutili giorni.
progresso non era l’ebbrezza
di questo freddo massacro
calcolato sul margine del guadagno,
sognavamo un futuro di uomini liberi
ma la storia insegna che non sappiamo
forse lo scopo dell’uomo è abbattere i confini di questo mondo
ma i morti lungo la strada reclamano.
accettiamo il corso delle cose
ma c’è poca allegria
ora che conosciamo il prezzo


OSSA

forse troveranno le mie ossa,
o quelle di qualcuno di voi
fa lo stesso.
ci daranno un nomignolo come Lucy o Frodo
ci contenderanno tra i musei
e passeranno ore a guardare
il resto insignificante di come siamo adesso.
sarà un altra specie
noi il progenitore
l’antenato
la specie inferiore
il branco di ominidi


IN GLORIA ETERNA
2007 Firenze Basilica di Santa Croce

il marmo lacrima inquieto:
la gloria incede silenziosa
la testa orgogliosa vinta dalla morte
pura, nobile celebrata grandezza
amaro cosciente d’oblio
nomi sconfitti d’uomo illustre dormono,
nell’ombra delle statue
la carne già verme farfalla erba dei campi
la memoria tentava vittorie di pietra:
i millenni crescono senza fretta, enormi invincibili
contro il sogno sublime e inutile dell’eterno
, in questo luogo di spettri
dove uomini cadono in ginocchio davanti a dio
il tocco mortale del tempo è più forte del terrore umano
piega la speranza, la morte
quando apre gli occhi
e la memoria divora nell’abisso dei giorni
pallido, mortale,
il marmo affronta un destino negato
polvere, di un luogo già oltre la rovina:
, l’eterno è reale
costante emergere del trascorso nel passato nuovo:
è presente
e va oltre il possesso
oltre la memoria dell’uomo


TORRE
Giugno 2005 San Giovanni Arcella

la torre è li
vetta di scogli
in rovina da un altro mondo.
fuori dal tempo
tra cardi e spine
dimenticavo il mondo nel sole
che è stato li fin dall’inizio.
in eterno il conto di cose che mutano torna:
questa mia bocca
non sarà altro che sostanza eterna.
ma oggi vorrei fermare tutto
vorrei te immobile e il mare
tenervi per sempre
come vi sto amando adesso


CORPO IN AMORE

la natura offre forme curiose
i sensi premono
costretti ad amare ad essere
la realtà viene al mio corpo da vicinanze incolmabili
che abisso di segreti apre gli occhi
e di sangue preme vita, nel mio corpo in amore
che la scienza fruga
ansios´e pazza come poesia


LINGUAGGIO

la mia lingua è figlia della storia
da altre voci apprendo il segreto dell’espressione.
canto quanto ho in me,
quanto ascolto
quanto ascoltato nel continuo aprire dei sensi fuori da me stesso
quanto in me precipita come un seme cadendo dalle vostre bocche
quanto del mondo come divenendo goccia
bagna i sensi e viene lento a toccarmi nel petto
penetrando a gocce, mescolandosi all’acqua del mio spirito:
l’istinto primordiale dei tessuti connettivi
traccia un’ascesa alla luce della lingua
emergo dall’acqua buia di io carico di me stesso
me stesso carico di voi e mondo
divento carne che parla
linguaggio.
come un seme nascendo dalle vostre bocche


MITI DI UN MILLENNIO NUOVO

niente canta in questi miti
brutalità e paura
che un tocco così infantile sullo strumento riesca,
eppure è anche questo
il media
la bestemmia scritta in questo suono
è mito d’un oscuro sonno della ragione
un canto nero sorto alla soglia del millennio nuovo
aprirono milioni di bocche ed occhi
, penetrando, dolcemente
l’intimità della folla
come fossero lingue, gelide
o mani toccando, lascive
nella mente penetrando a fondo, nella carne
desideri innaturali isteria manie
. sogni colorati,
una nuova forma d’uomo
cova segretamente un male nuovo:
hanno parlato il linguaggio dei morti
e con la bocca creato nuovi morti
incatenandoli, a qualcosa più forte.
il volto ossessivo delle masse dorme un racconto strano
alienato confuso
un dolore sordo, cupo
non smette, distrae distoglie.
ho paura per la volontà nell’inganno
ho paura per quanto riesce


POETA

manca qualcosa nell’equilibrio
cade lungo strane inclinazioni
gratta con ardore la pelle dalle cose
vede dall’angolo riverso sull’asse del buio
traccia l’arco di un’amore
rinviene da lunghi sonni
da memorie obliate nell’abisso
con lenta inquietudine rode la via del certo
traccia l’intercapedine tra la notte e il tempo
dilata l’istante mediano con l’eco di continue ascensioni
soffia dai segreti un oscuro palpito di rivelazione
canta il cuore nascosto di verità impronunciabili
s’illude che non sia
. polvere

ai suoi occhi la lingua batte un armonia appena alterata
, sei voce dalla gente


SACERDOTE

,
a picco verso il cielo
terrazze e giardini corrono al cuore del tempio
in cima alla Ziggurat scrutavi il cielo
con negli occhi il volto delle stelle
già religione di stato, leccava,
il cervello dell’umanità esclusa e tu, lontano
assorto a qualcosa più lontano ancora
smarrendo sogni lungo la traccia di pianeti
tentavi,
quanto di dio nella mente
avresti indovinato dal suono di una stella,
chiuso nel tuo mondo
dove tutto è dilagare confini
e libertà è annullarsi nel respiro di notti eterne,
non ascoltavi vero?
appena fuori dal palazzo
in quella stessa notte
i gemiti lungo la strada:
il tuo sogno valeva un umanità di schiavi


MEMORIA ARTIFICIALE
20 Giugno 2009 Adam casa, notte

non so cosa
ma l’odore del buio
un sapore ansioso nero
discorso pallido opaco
ripetuto ossessivo
una nenia irritante invade i ricordi
nasconde alle spalle, non rivelato
occultato all’anima
d’anni d’esposizione forsennata.

le immagini continuano
la pioggia disperata di un millennio nuovo
orribilmente colorato
artificiale riprodotto
l’azzurro pallidomalato degli schermi
piomba famelico nelle case, nelle mani
la memoria è morbida
non chiude in se stessa
continuamente assorbe
latente, alle spalle di ogni scelta
è me stesso e ricorda
anch’io sono
comunicazione di massa
folla anonima
idiota spaventato stordito
. prodotto


PUREZZA

essenziale
innecessitare d’altro
tendere al tocco
nucleo vitale

.centro.

momento preciso e gelido dell’accadimento
essere, con pienezza
io,


ARGILLA

ci sono creature,
luoghi popolati,     giù, ,     nel buio caldo della mente

, esseri   dalla   carne   perfetta,
uomini leggendari, dei re
sogni d’un uomo oltre l’umano
, inginocchiati, al suolo e prega
l’ossessione delle tue mani
offri, il collo ai tuoi eroi
rinchiuso, nello spazio
angusto del tempio o scuola
conosco, di un odio puro bianco incontrollato
una necessità senza scopo
una fame che non si estingue nel sangue.
ci vedo,
girarsi verso la croce
volti al suolo delle moschee
nei templi del sapere
luoghi dove l’uomo impone o nega. ostinato un idea
ci vedono, annientati dalla grandezza
piegare la testa all’intuizione
capo maestro o dio
vestito dei suoi simboli ancestrali.
mi vedo, schiavo codardo cieco
. fedele


BENE, MALE

bene male
rompo ancora i miei passi cercando
la notte aperta all’estasi del delitto.
so di cosa sono capace
so quanto d’oscuro posso vantare
a spingermi è stata la carne!
la violenza dell’asfalto sulla mia carne?
tentazione peccato rettitudine bene santità
parole ripetute nelle omelie millenarie dei sacerdoti
la retta condotta:
cosa? !
la mia pelle cova la ragione
una complessità oscura, dolce
che non riesco a decifrare
che solo a me appartiene


UN GIORNO DI IERI

pianeti ere mondi paesaggi
cadono dal tempo
i miei giorni bruciano
nello stesso tempo, continuo implacabile
precipitare all’infinito,
o le distanze impossibili che vedo ogni notte
quando lo spazio sommerge il cielo di stelle
nella materia, dal mio corpo
per grandezze cade. da infinito a infinito,
montagne, mani sollevate al volto
stella granello, come un filastrocca
foglie, passanti quotidiani del quartiere:
circondandomi la realtà è i sensi
del corpo memorie
di quanto ho visto toccato ascoltato
o solo percepito, in lontananza
il tempo della mia vita
inesplorabile inconoscibile
, per la mia bocca mortale
infinito è un giorno di ieri che non posso rivivere
ogni attimo un passo, solo un passo, l’ultimo
il limite dove non è oltre
quest’istante già trascorso
quest’attimo di me,
questo tempo che mi domina e non comprendo


QUANDO SCHERZAVI SU DIO

t’ho incontrato una notte, per caso
c’erano il vento soffiava come pazzo
l’Oceano alto, carico d’onda e forza
quello che senti adesso, questo
ridilo gridalo
tienilo stretto
, chiamalo dio


CAINO IL PURO

passati,        millenni passati
verranno dall’uomo,
esseri del dopo
leggeranno nel corpo dei nuovi nati la natura della vita
e così, già sapendo già piangendo
cresceranno figli più abili dei padri
esseri nati per la caccia perfetta
uccidere è stato permesso
un ricordo nitido, netto
radicato da millenni tribali:
l’istinto della zanna.
erano, saranno sempre loro
gli stessi che sgozzano l’animale
spezzano ostie
immolano agnelli ai fuochi del tempio
un dio più umano un dio cacciatore
un dio che sa impazzire di fame
un dio orgoglioso della carne
noi, i bisognosi di sangue
appagheremo l’istinto
nel cuore limpido l’omicidio puro della bestia
necessità che non ammette morale
l’istinto d’essere
essere il più forte
uccidere sopravvivere
inumidire la terra di sangue dolcissimo


PASSIONI

cani addomesticati puniti premiati
viviamo passioni inconfessabili
istinti gioiosi d’eccedere in qualcosa
capaci di superare il confine terribile del lecito
d’oltrepassare l’ubbidienza
follia è libertà. di passioni fuori controllo


SOTTO IL DOMINIO DI UN DIO

mai avrete appagato abbastanza il sangue
non ancora spezzato il limite
quando l’istinto oltrepassa l’istinto crea qualcosa più grande
l’uomo fiorendo gesti di volontà perfetta,
permetterete ancora ai vostri fantasmi
di urlarci nel cervello la parola di dio
sfogherete ancora il sangue, bagnando le labbra di vino dolcissimo
il sangue puro sereno, del redentore inchiodato alla sua croce
morderete ancora nell’ostia la carne del dio
vi ciberete di lui ancora e ancora
,ancora, cambierete forme all’offerta:
il popolo sta già radunando
come a Pergamo Roma
un toro fortissimo, giovane nero
un prete ostenta l’ostia
sacerdoti pagano sangue ai fantasmi di dio
sangue sull’altare sulla croce
grido muggito, offerta o preghiera.
il rituale è antico, antichissimo
preistoria della razza, istinto
deviato dalla stessa paura
dalla stessa maledetta necessità:
ritualizzare stabilire nominare
. dominare


IDEOLOGIA

rovescia l’uomo e lo ripensa schiavo
è la bestia asservita
il pazzo che non lascia scampo
che non è disposto a trattare
perché ha già immolato se stesso
sull’altare di se stesso


CONOSCO L’INFERNO
a S.B. Adam 28 Giugno 2009

buio improvviso.
una notte dove niente è visibile
e tutto può toccarti violare
pauroso, il volto di me stesso
alle spalle, nascondendo cose…

brucio. silenzioso
occultato nel cervello da qualcosa oscuro
so, essere schiavo di me stesso
covare il rimorso come un figlio
quando il mondo s’allontana
la pelle distante non ascolta, non sento
stordito rinchiuso
precipito nel labirinto della mente
delle ore

so come il mio inferno e’ speciale sicuro
malignamente sottratto
come solo dolore e natura umana ci accomuna
e questo nostro buio, sempre diverso,, cosi’ personale,
la sua dolcezza cattiva, il suo miele nero la sua.forza ossessiva
e sai, non puoi condividere
il suo dolore non plachi, la sua fame,
cresce, quando sfoghi negli altri, morde più duro,

osservo annientarti e sono anni e non importa
che profeta libro maestro
lo spirito non puoi strappartelo
il gesto è antico, accaduto più volte
dell’animale offre il collo impotente
t’annulli. nella disposizione estrema, subire
. qualunque comando:
dall’inferno non c’è salvezza
se chiedi agli altri chi devi essere.
lo spirito non te lo puoi strappare


DIVINITA’

non hai parola
sonno della ragione
delirio della carne
sei oltre la pronuncia
che non sia
.
momenti del mio corpo

,


QUESTO FUOCO PURO
Sevilla mezzanotte 24 Maggio 08

sono lontano
la spiaggia taglia la notte
l’orizzonte freme nell’acqua toccando il buio
un oscurità lontana, è mai accaduto
un sacrificio, la luna beve il mio sangue
libero m’esalto di tutto quanto mi circonda
qualcosa risveglia il sangue
la carne preda di un delirio bestiale
come regredendo a picco nel tempo
attraverso la pelle
sprofondo veloce nei millenni della cellula
nell’eredità che porto in grembo
quando la materia risvegliava le acque vivendo
una libertà che s’accende nella mente
spenta per un lungo istante
come un salto a cavallo delle ere
dove l’eterno è già tempo della memoria
il suono cade dalla mia bocca
e non distinguo il mio corpo
segreto di quelle acque scure, pesanti di vita
che trascino avvilito, chino sull’asfalto
nel corpo gonfio di veleni
questo fuoco puro, che mi brucia
e trova sfogo tra le gambe
ti vedo, nuda divinità primordiale
lussuria benedetta, piacere animale
godimento che s’apprende con chi non ha morale
l’orgasmo che s’accende nel delirio
quando la mente volutamente cessa
e l’animale è        .
, ricordando come qualcosa più antico
continua a trasmettere un messaggio di vita


CERTEZZA IMMUTABILE

accade.
nonostante tutto. inesorabile
l’albero sprofonda la terra è già grassa e scura
può essere nient’altro che crescere
ansia di rinnovare la stagione infinita
tutto quanto abbandona nel vento
il giro ossessivo della terra nel tempo
non un giorno può essere immobile
ho la realtà attorno è tutto
, tu gioiosa
cosa preparano i secondi?
non vedo il buio alle mie spalle
ignoro il principio delle cose
scelgo costruendo il futuro che mi domina
i miei passi sono luce dal buio
l’attimo sta per essere senza preavviso
il secondo scatta inesorabile
annienta la probabilità infinita
già adesso una è certezza è accaduto
come la serpe non sa non conosce
aspetta immobile nella sterpaglia
sono punto estremo,
continuo passato in bilico
alla fine del presente
passi tracciano terra e cielo
movimento regolare nell’abisso delle stelle
non un giorno può essere immobile
il sole domina l’intero corso
sole che sorge e muore inesorabile
sole della gravità che mi condanna al suolo


LIBERO

leggi ineluttabili governano il mondo
la realtà è incardinata a meccanismi sottili
oltre la certezza della prova.
l’esistenza è sostanza eterna, indissolubile
luce tempo massa
diventano strade paesaggi
una casa abitata a lungo, una stanza familiare
pioggia, è inverno d’un giorno comune,
realtà. incessante prendere forma
nella sommersa, arcana lentezza delle forze.

il mondo è stabilito
è certezza. del sole che frantuma la notte, eppure
il destino serrato dalla meccanica dei pianeti
le azioni inarrestabili della materia
quanto così forte compone il mondo
come bramando forma nuova
per emergere da se stesso e conoscersi
risorge nell’acqua
diventa carne coscenza volontà
pensiero che rompe la certezza del meccanismo
qualcosa capace d’evadere nell’inaspettato
essere padrone inarrestato di se stesso
essere scelta ad essere
libertà.

essere umano


EUTANASIA
SUICIDIO

vivere è dovere verso me stesso.
vorrei il coraggio di scegliere la morte
se fossi negato a me stesso
se fossi negato a vivere:
nel pallore riflesso della tua vita
al momento della scelta estrema
nell’estrema debolezza
bruci nel coraggio:
se uomo può ammirare uomo
io t’ho ammirato


ICARO REDENTO
Kriti, estate 2006

Icaro lacrima di cera
attimo spensierato al cuore dell’eterno
breve respiro del dio
per abissi celesti cadendo

divenne orizzonte.     vasto

cielo

sole a picco sulle cime


NOTTURNO INCANTATO
Tarifa, otto d’Agosto

,

palpito silenzioso
,    la carne respira lentamente
obliare della memoria
cado, dentro me stesso annego
un lungo profondo regresso nell’attimo della cellula
. a quanto ho in me di vita:
il dna compone una lunga sequenza,
forma, continuamente ripetuta d’una stessa ricorrenza,
la vita. scappata dal fuoco della terra e impressa
nelle regioni estreme della carne
è improvvisa. lentezza carica di tutto
la materia frantuma in se stessa creando, cercando
chiudendo gli occhi cadendo, dal mondo alla pelle regredendo
la memoria è oltre le ore,
oltre anni che ogni giorno diventano spirito
al lato opposto del tempo
riscopro la promessa del mio corpo
la culla della vita immersa nel ventre vivo di una donna
eva, mare nella terra io, cellula
carne del passato, incessante
presente nuovo l’origine essera, un pianeta
raffreddando nella notte incendiata dalle stelle
dove le forze infinite della realtà
trova equilibrio. percorso. ragione.
calmo, assorto, disteso in un corpo di spazio
gioca l’universo e il tempo,
contrae e dilata, respira, è come sognando
se stessa esprime, linguaggio di una scienza arcana
che comprendo solo nel sole, che mi scalda la pelle:
tutto si cerca attratto da qualcosa più forte
come una pioggia di numeri
una nota impressa nella materia
una divinità crea cantando
ride pianeti comete
prende forma di creature oggetti
montagne lanciate sulla schiena della terra
meridiani che cadono a picco nella notte
purezze. nascoste nella mia carne gioiosa
il segreto che scavavo
nel sogno oscuro di un dio o di una scienza suprema
è carne che muore ogni giorno
è materia che doveva
nascere per sempre avvinta a se stessa
oscuramente cercandosi, gioca ricorrenze
di se, uguaglianze, risonanza d’un identica segnale:
c’è Levante.
dove Europa della mia vita crolla nel mare
guardo la luna, piena sullo Stretto
l’Oceano gonfio nell’alta marea
grida nel cielo un canto di spuma
tenta disperatamente strapparsi alla terra
gravità, attrazione ineluttabile
guardo il cielo cadere alla notte e io,
alla terra, impigliato nella materia
rompendo un grido nel silenzio:
ho fine certa essere frammento perdermi
annientato nella materia incatenato a lei
io, il mio corpo
il dolore di notti senza fine
e la felicità, dopo
improvvisa.
come il vento che sferza i campi
cos’è? cos’è un essere umano?

UNA SOLA NECESSITA’.

,

essere


INDICE

1. memoria della carne
2. sole
3. luoghi
4. e pianeti
5. movimento
6. presente
7. passato
8. con la morte negli occhi
9. istante mediano
10. ricordo millenario
11. bocca nuda
12. tradizione
13. belve
14. conoscenza
15. limite
16. telegiornale
17. burattianio
18. agricoltore o uomo nuovo
19. Eden/Risorsa
20. Uomo e Padrone
21. zanne
22. paradiso perduto
23. progresso
24. ossa
25. in gloria eterna
26. torre
27. corpo in amore
28. linguaggio
29. miti del nuovo millennio
30. poeta
31. sacerdote
32. memoria artificiale
33. purezza
34. argilla
35. bene male
36. un giorno di ieri
37. quando scherzavi su dio
38. Caino il Puro
39. passioni
40. sotto il dominio di un dio
41. ideologia
42. conosco l’inferno
43. divinità
44. questo fuoco puro
45. certezza immutabile
46. libero
47. euthanasia/suicidio
48. Icaro redento
49. notturno incantato
50. una sola necessità